giovedì 24 dicembre 2015

Legge di Stabilità 2016 definitiva. Ecco le misure principali

il testo e la guida alle misure della legge di stabilità 2015
Con 164 voti favorevoli e 125 contrari il Senato ha approvato definitivamente la legge di stabilità 2016 nel testo licenziato dalla Camera, sul quale il Governo aveva posto la questione di fiducia. Si definitivo, con 154 voti favorevoli e 9 contrari, anche al ddl sul bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2016 e bilancio pluriennale per il triennio 2016-2018.
A breve verrà pubblicato il nostro ebook con il commento di tutte le disposizione della nuova manovra finanziaria 2016.
Vengono dunque confermate tutte le modifiche introdotte dalla Camera.
Le disposizioni chiave definitamente approvate sono dunque:
Abolizione IMU e TASI: abolite le tasse sulla prima casa, ad eccezione  degli immobili di lusso.
BONUS RISTRUTTURAZIONE E MOBILI:  prorogato il credito di imposta al 65% per gli interventi di riqualificazione energetica e al 50% per le ristrutturazioni e il connesso acquisto di immobili, per i quali viene elevato l’inporto massimo da poter detrarre a 16 mila euro
CANONE RAI: scende a 100 euro annuali l’importo del canone Rai che verrà inserito nella bolletta elettrica. Il pagamento avverrà in rate mensili da 10 euro a partire dal luglio 2016.
CONTANTI: sale a 3000 euro l’importo massimo pagabile in contanti.
CARD FAMIGLIE: confermata  la «card» destinata alle famiglie bisognose  con almeno tre figli minori a carico che garantisce  sconti e riduzioni delle tariffe dei servizi pubblici e privati  convenzionati. La carta che avrà valore biennale sarà rilasciata sulla base dell’Isee. 
LEASING PRIMA CASA: introdotta la possibilità di acquistare la prima casa in leasing.
MEDICI: contratti precari prorogabili fino al 31 ottobre 2016  ed indizione di un concorso straordinario da concludere entro il 31 dicembre 2017 per l’assunzione dei precari.
PRECARI PA: 300 milioni per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego.
IRES: Addizionale Ires del 3,5% per gli enti creditizi e finanziari dal 2017. Interamente deducibili dall’Ires e dall’Irap gli interessi passivi.
PENSIONI: aumento della no tax area per gli over 75 a 8.000 euro. Proroga dell’opzione donna. Settima salvaguardia per esodati e esclusione delle penalizzazioni per le pensioni anticipate.
PARTITE IVA: ampliato l’accesso al regime fiscale forfettario di vantaggio. La soglia di ricavi sale di 15.000 euro per i professionisti (portando così il limite a 30.000 euro) e di 10.000 euro per le altre categorie di imprese.
730 PRECOMPILATO: non si applicherà nessuna sanzione in caso di lieve ritardo o di trasmissione errata dei dati relativi al 2014 della dichiarazione dei redditi precompilata se l’errore non ha determinato un’indebita fruizione di detrazioni o deduzioni.
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I passaggi sospetti di denaro tra l’Italia e la Cina


La sede centrale della Bank of China di Pechino, il 3 aprile 2015.
  • 23 Dic 2015 10.54
In una via del centro di Prato c’è un’agenzia di viaggi specializzata in voli per l’Asia che fino a qualche anno fa era una libreria.
Nel reticolo di strade intorno a via Paolo Sarpi, la cosiddetta Chinatown di Milano, fino al 2010 le targhette scolorite sui citofoni di due vecchi palazzi indicavano un paio di ditte molto esclusive: in apparenza si trattava di un anonimo internet point e di un rivenditore di telefoni cellulari scalcinato, ma entrambi aprivano a orari insoliti e solo per clienti selezionati.
Dietro le saracinesche di un magazzino dalle parti di via Nino Bixio, a Roma, almeno un giorno alla settimana si lavorava ben oltre l’orario di chiusura.
Secondo le indagini condotte dalla procura di Firenze e dalla guardia di finanza, queste tre agenzie – e molte altre in tutta Italia – sono punti di raccolta su una mappa segreta, nodi di un gigantesco schema di riciclaggio ideato da alcuni affaristi italiani e cinesi attraverso i quali, tra il 2006 e il 2010, sono stati sottratti illegalmente al fisco 4,6 miliardi di euro poi dirottati verso la Cina.

La chiave del cielo

La vicenda ricostruita dagli investigatori comincia tra la fine degli anni novanta e i primi anni duemila. L’imprenditore Cai Jianhan, che all’epoca aveva 55 anni ed era una figura nota della comunità cinese in Italia, viveva a Milano insieme ai figli Cai Cheng Qiu e Cai Chengchun. I due ragazzi, entrambi sulla trentina, avevano già avviato insieme al padre alcune imprese di successo, ma la svolta è arrivata con le telecomunicazioni: grazie all’accordo sul roaming con uno dei grandi operatori telefonici nazionali, la famiglia Cai e altri soci hanno creato Tian Tian (che significa cielo cielo), la carta sim che offre le tariffe più basse sulle chiamate da

Nell’Ue i partiti sono morti, l’ha capito anche la Spagna


Ormai possiamo chiamarla crisi della democrazia, o meglio: crisi della partitocrazia che ha sorretto l’attuale sistema. In Spagna nessuno dei partiti tradizionali – popolari (centrodestra) e socialisti – ha ottenuto la maggioranza assoluta. Come era accaduto in Italia nel 2013 e, a ben vedere, come è avvenuto poche settimane fa in Francia, dove per fermare l’avanzata di Marine Le Pen, Sarkozy e Hollande hanno dovuto coalizzarsi. Fino ad alcuni anni fa, il sistema si reggeva sull’alternanza centrodestra/centrosinistra che permetteva di mantenere ai margini i partiti alternativi e di opposizione. Quindici anni di folli politiche europee hanno portato a una continua erosione delle sovranità nazionali e al simultaneo impoverimento delle economie reali, dunque all’esplosione dell’indebitamento e della disoccupazione, generando per la prima volta dal dopoguerra massicci e spontanei moti popolari di protesta, che si traducono in un crescente consenso per i movimenti politici alternativi.
La gente non crede più ai partiti tradizionali perché ne ha constatato l’impotenza. Chiede un cambiamento reale e, non trovandolo, segue “Podemos” e “Ciudadanos” in Spagna, la Le Pen in Francia, il Movimento 5 Stelle e la Lega in Italia. Trattasi, finora, di movimenti di maggioranza relativa o di forte minoranza, che però costringono l’establishment a chiudersi sulla difensiva, aprendo così un nuovo quadro: se centrodestra contro centrosinista non basta più, occorre che centrodestra e centrosinistra si uniscano nel nome, paradossalmente, del Supremo Interesse della Nazione per fermare l’“avanzata populista”, “salvare l’Europa”, “difendere l’euro”, “lottare contro le derive razziste”, eccetera eccetera. Probabilmente andrà a finire così anche in Spagna: una bella ammucchiata Psoe-Popolari. E forse basterà. Per ora. Ma dopo?
Se non si affrontano le vere ragioni di questo dilagante e finora irreversibile malcontento, la protesta continuerà a crescere, come ho spiegato nel mio post di sabato 19. E da pacifica rischia di diventare violenta, inducendo l’establishment a risposte ancora più radicali. In fondo Mario Monti l’ha già lasciato intendere, in una recente intervista, affermando che
«ci si può addirittura chiedere se la democrazia come noi la conosciamo e l’integrazione internazionale siano ancora compatibili, e questo porrebbe un problema gigantesco. In passato l’integrazione ha diffuso e rafforzato la democrazia in Europa, perché i vari Stati che uscivano da esperienze dittatoriali si sono aggrappati alla Ue per consolidare le loro democrazie – dalla Grecia al Portogallo, agli Stati ex comunisti. Oggi però la democrazia, anzi la deriva delle nostre democrazie, minaccia l’integrazione». Dunque il prossimo passo potrebbe essere la fine della democrazia, come la conosciamo oggi. Tutti sudditi, come nell’Unione Sovietica. Allacciate le cinture. Ci aspettano tempi difficili.
(Marcello Foa, “Finta destra contro finta sinistra, anche la Spagna dice basta: il sistema sta crollando”, dal blog “Il cuore del mondo” su “Il Giornale” del 21 dicembre 2015).
Ormai possiamo chiamarla crisi della democrazia, o meglio: crisi della partitocrazia che ha sorretto l’attuale sistema. In Spagna nessuno dei partiti tradizionali – popolari (centrodestra) e socialisti – ha ottenuto la maggioranza assoluta. Come era accaduto in Italia nel 2013 e, a ben vedere, come è avvenuto poche settimane fa in Francia, dove per fermare l’avanzata di Marine Le Pen, Sarkozy e Hollande hanno dovuto coalizzarsi. Fino ad alcuni anni fa, il sistema si reggeva sull’alternanza centrodestra/centrosinistra che permetteva di mantenere ai margini i partiti alternativi e di opposizione. Quindici anni di folli politiche europee hanno portato a una continua erosione delle sovranità nazionali e al simultaneo impoverimento delle economie reali, dunque all’esplosione dell’indebitamento e della disoccupazione, generando per la prima volta dal dopoguerra massicci e spontanei moti popolari di protesta, che si traducono in un crescente consenso per i movimenti politici alternativi.
La gente non crede più ai partiti tradizionali perché ne ha constatato l’impotenza. Chiede un cambiamento reale e, non trovandolo, segue “Podemos” e “Ciudadanos” in Spagna, la Le Pen in Francia, il Movimento 5 Stelle e la Lega in Italia. Sostenitori di PodemosTrattasi, finora, di movimenti di maggioranza relativa o di forte minoranza, che però costringono l’establishment a chiudersi sulla difensiva, aprendo così un nuovo quadro: se centrodestra contro centrosinista non basta più, occorre che centrodestra e centrosinistra si

PTV news 23 dicembre 2015 - I CURDI A MOSCA

Mario Albanesi - La bomba Zar

pc 24 dicembre - a Taranto - i migranti autorganizzati dallo slai cobas per il sindacato di classe lottano, vincono e festeggiano! Non è che l'inizio! "Viva la lotta dei migranti del Bel Sit!" - Il prossimo anno riprende la mobilitazione per il riconoscimento di "Rifugiati"


Ieri sera una grande assemblea dei migranti del Bel Sit, con
alcuni anche dell'Hotel Roxana, ha festeggiato la chiusura di
questo anno e il nuovo, con i risultati portati avanti in questi
mesi e frutto solo della loro lotta con lo Slai cobas per il sindacato
di classe.
Abbiamo ottenuto, dopo tante manifestazioni, presidi, blocchi,
tenda in piazza, il documento di identità; abbiamo respinto e
fatto fare marcia indietro ai tentativi dell'Ass. Salam di negare
 i loro diritti; abbiamo recentemente bloccato un'altra manovra
dell'Ass. Salam, in combutta con la prefettura, di trasferire i
 migranti più attivi nella lotta e in particolare i loro rappresentanti;
abbiamo pochi giorni fa ottenuto tutti gli arretrati del pocket money.

I MIGRANTI DEL BEL SIT STANNO DIMOSTRANDO A TARANTO,
MA ANCHE ALLE ALTRE CITTA' DOVE AI MIGRANTI VENGONO
NEGATI I DIRITTI E RICEVONO ABUSI, ATTACCHI,
CHE LA LOTTA ORGANIZZATA PAGA!
Per questo, nel salutare questi

Prima pagina La crisi politica in Spagna e il trasformismo di Pablo Iglesias


podemos
La crisi capitalista, la nuova miseria sociale, i movimenti sociali e di classe che hanno percorso la Spagna negli ultimi anni, hanno destrutturato, nel loro combinarsi, il panorama politico spagnolo, favorendo vasti processi di polarizzazione elettorale: da un lato l'ascesa di Podemos, a scapito prevalentemente del PSOE, dall'altro lo sviluppo del populismo liberista di Ciudadanos a danno prevalentemente del PPE. La risultante è lo scardinamento del sistema bipartitico di governo che ha retto la Spagna postfranchista. I due partiti tradizionali dominanti che si sono alternati al governo negli ultimi 30 anni (PSOE e PPE) avevano ancora complessivamente nel 2008 l'84% dei voti. Oggi raggiungono appena il 50%. Il PPE passa da 186 a 124 seggi. Il PSOE da 110 a 95.


LO STALLO DELLA POLITICA BORGHESE

La quadripartizione del sistema politico mette in crisi la governabilità spagnola. Il PPE, pur restando il partito più votato (29%), non dispone della maggioranza necessaria per governare (176 seggi), neppure con l'eventuale lasciapassare di Ciudadanos.
Un governo di unità nazionale tra PPE e PSOE è richiesto a viva voce dal capitale finanziario europeo, dal grosso della borghesia spagnola e della sua stampa (El Pais), da ambienti politici trasversali ai due partiti maggiori, quale “unica possibile garanzia di stabilità”. Ma significherebbe un suicidio politico del PSOE a favore di Podemos, tanto più a ridosso di una campagna elettorale in cui il segretario del PSOE Pedro Sanchez si è presentato in contrapposizione frontale a Rajoy per cercare di frenare l'emorragia a sinistra.
Una maggioranza di governo tra PSOE, Podemos, Izquierda Unida e partiti “nazionalisti” locali sarebbe formalmente possibile, con uno schema di tipo portoghese. Ma è ostacolata dalla rivendicazione di Podemos di un referendum sull'autodeterminazione catalana, e incontra forti resistenze all'interno del PSOE, in particolare negli ambienti ostili alla sua attuale segreteria (che sono tutt'altro che marginali). Da qui l'apparente vicolo cieco. Che consegna al Re di Spagna una responsabilità non più notarile nella gestione della crisi politica.


IL TRASFORMISMO SPREGIUDICATO DI PODEMOS

Podemos è di fronte alla prova della verità. Nato come proiezione elettorale del movimento di massa degli Indignados nel 2011, su un programma riformista “sociale e democratico”, attorno alla figura mediatica di Pablo Iglesias, Podemos ha conosciuto nell'ultimo anno una parabola trasformista spregiudicata in direzione di una progressiva “normalizzazione”. Tutta la politica di Iglesias ha mirato sempre più a connotare Podemos come forza “né di destra né di sinistra”, dominata dall'ansia della propria legittimazione quale “responsabile soggetto di governo” agli occhi della borghesia spagnola e del suo Stato.
Il programma sociale è stato depurato degli aspetti più radicali (sul debito, l'età pensionabile, la riduzione dell'orario...) per essere presentato ufficialmente

Capitale e lavoro:: Altre notizie Riflessioni sullo stato di crisi del capitalismo.




(24 Dicembre 2015)
Azzardo alcune riflessioni di tipo filosofico ed esistenziale, quindi politico. La realtà, che supera puntualmente ogni più fervida immaginazione, ispira un'elaborazione critica di straordinaria attualità storica. Il sistema creato dalla borghesia capitalista ha predicato nel mondo, a decorrere dal secondo dopoguerra, quella che è la religione più diffusa e vincente di ogni tempo e luogo: la fede cieca ed incondizionata nel mercato, nel totem della finanza. Il culto idiota e mondano del denaro e del successo. Il feticismo della merce e del profitto. La morale utilitarista dell’avere e dell’apparire ad ogni costo in luogo dell’essere, sacrificando tutto e tutti. Il corollario finale è l’avvento di una sottocultura di massa improntata al consumismo esasperato, acritico ed alienante, all’edonismo ebete, egoista e conformista. Quella che nell’età contemporanea è l’ideologia più ottusa ed onnipotente, una mentalità assai pervasiva e totalitaria, più feroce e persuasiva di qualsiasi tipo di fascismo e di assolutismo che si sia mai visto nella storia millenaria dell’umanità. Negli ultimi decenni, alle popolazioni del mondo occidentale si è imposto uno stile di vita iperconsumista: hanno bombardato i cervelli per convincere la gente che bisognava lavorare e produrre al massimo per guadagnare e consumare il più possibile, con il risultato che gli individui sono nevrotici, insoddisfatti ed infelici. Si potrebbe arguire che la scelta più saggia sia quella di moderarsi in modo da lavorare il meno possibile ed avvelenarsi il meno possibile, sentirsi meno stressati e puntare ad arricchirsi soprattutto a livello umano, affettivo e spirituale. In altri termini, si potrebbe decidere di condurre uno stile di vita più sobrio sul piano dei consumi in modo tale da permettersi un’esistenza emancipata dal bisogno, libera dallo stress e dalle tossine della vita moderna. Certo, se un individuo non si accontenta di un cellulare, ma ne vuole due di ultima generazione, se invece di un’auto per ogni famiglia si avverte il “bisogno” di un’auto a persona, se si desidera la villa in campagna e l’appartamento al mare, inseguendo ed assecondando

RUSSIA, LA GRANDE CULTURA.....un consiglio, se non l'avete già fatto? Leggettevi Anton Cecov , capirete perchè la rivoluzione scoppiò li.


Redazione | 23-12-2015 Categoria: Società Stampa

2 – Russia: la grande cultura

di Roberto Pecchioli
Gli artisti, i martiri.
La cultura russa, ha prodotto , dall’Ottocento in poi, un universo, meglio sarebbe dire un pluriverso, ricchissimo, che anche nel secolo della Rivoluzione, e nei settant’anni dell’oppressione sovietica, ha regalato al mondo uomini e donne, artisti o semplici esseri umani dotati di energia spirituale, coraggio indomabile, tenuta morale, fede. Di questo popolo contadino , della sua capacità di resistere al male, di elaborare la sofferenza è simbolo un’antica espressione idiomatica: nicevò, niente, non fa niente . A denti stretti, nel gelo e nella sopraffazione, ma l’anima popolare regge: nicevò, tiriamo avanti , “non fa niente”.
Di questa dolente umanità ferita, e di quegli straordinari artisti, Alexsandr Solzhenitsyn è stato simbolo e cantore: grande scrittore, uomo fierissimo, profondo pensatore, critico del comunismo e dell’Occidente di cui ha sferzato i vizi e descritto il declino negli anni di esilio trascorsi negli Stati Uniti. Nato nel 1918, l’anno tragico dei massacri rivoluzionari, simboleggiati dall’assassinio di casa Ipatev , in cui venne sterminata l’intera casata dello zar Romanov, studiò matematica e partecipò, da convinto comunista, alla guerra come ufficiale volontario e fu decorato al valore.
Condivide con altri grandi della Russia il singolare destino di una formazione scientifica che sboccia in arte: Pavel Florensky, sacerdote ortodosso, filosofo , scrittore e martire , era un insigne fisico e matematico, Vladimir Zamyatin, lo scrittore che inventò , prima di Orwell ed Huxley il racconto distopico – l’utopia negativa – era ingegnere, ed il suo romanzo “Noi” fu ispirato tanto dal totalitarismo comunista quanto dalla sua esperienza in un cantiere navale inglese caratterizzato dalle infernali condizioni di vita e lavoro degli operai . Il grande musicista romantico Alexsandr  Borodin, autore dell’opera Il Principe Igor , racconto della lotta dei principi cristiani della prima Rus’ di Kiev nel XII secolo contro i tartari , sul testo della prima grande opera della letteratura russo – antica, Il canto della schiera di Igor, di professione era chimico , autore di scoperte e testi specialistici , autodidatta nella composizionecui dedicava il raro

ATTENTI A WARREN MOSLER (E A BARNARD). COSA VI HO SEMPRE INSEGNATO?

[Alcune considerazioni su...]

WM 
E’ la ventesima volta che becco il mio Maestro di economia/finanza, Warren Mosler della Mosler Economics MMT, a scazzare clamorosamente su alcune cose. Per esempio non sa un cazzo del sistema bancario europeo, e siccome è Amerikano presume che anche le banche delle isole Palu-Palu funzionino come New York, e così quelle di Bruxelles, Roma, San Benedetto del Tronto, Lione. Ma non è così, e gliel’ho detto 10.000 volte (inutilmente) a sto milionario che gioca a tennis 6 ore al giorno, le altre 6 le passa a investire, e le altre 6 a ridere (mai capito di che cazzo rida, mah!). Lo stesso vale per l'IVA, VAT in americano, i cui decreti applicativi sono diversi qui e là come sono diversi un panino e una balena. Lo stesso per la politica... mai chiedere a Mosler un'opinione politica, dopo che si fece ridere dietro da tutta l'America candidandosi come Democratico del... del... Tea Party! Dopo che alla mia domanda "Che ne pensi delle proposte sul prelievo fiscale di Trump", mi ha risposto "Non seguo queste cose"... Ah, già, erano solo le presidenziali degli Stati Uniti, non

mercoledì 23 dicembre 2015

SIAMO SCHIAVI CHE AMANO RESTARE SCHIAVI

Ti sei mai chiesto perché nessuno reagisce di fronte all’infame ondata di oppressione e abuso di ogni tipo che stiamo subendo? Non rimani perplesso del fatto che non succede assolutamente nulla, viste le tante rivelazioni di casi di corruzione,
ingiustizia, ruberie e prese in giro della legge e della popolazione in genere, alla quale si è rubato letteralmente il presente e il futuro? Ti sei mai chiesto perché non scoppia una rivoluzione di massa e perché tutti sembrano essere addormentati e ipnotizzati?

In questi ultimi anni ogni tipo di informazioni che dovrebbe aver danneggiato la struttura del Sistema fino alle sue fondamenta, è stata resa pubblica, eppure questa stessa struttura continua a essere intatta senza neppure un graffio superficiale.

Questo rende palese un fatto veramente preoccupante che sta sotto il nostro naso e al quale nessuno presta attenzione.

Il fatto che CONOSCERE LA VERITA’ non importa a nessuno, sembra incredibile, ma i fatti lo confermano giorno dopo giorno.

L’informazione non è rilevante.

Rivelare i più oscuri segreti e renderli di dominio pubblico non produce nessun effetto, nessuna risposta da parte della popolazione per quanto i segreti siano terribili e scioccanti.

Per decenni abbiamo creduto che chi lottava per la verità, gli informatori capaci di svelare fatti nascosti o mettere in piazza i panni sporchi potevano cambiare le cose, potevano alterare il divenire della storia.

Siamo cresciuti in realtà, con la convinzione che conoscere la verità era cruciale per creare un mondo migliore e più giusto e

Informare è un dovere: «Stefano Cucchi fu picchiato perché non voleva far...

Informare è un dovere: «Stefano Cucchi fu picchiato perché non voleva far...: Spunta la testimonianza di un ex detenuto, che incontrò Cucchi al Regina Coeli A sei anni dalla morte di Stefano Cucchi spunta un poss...

La soluzione Ue alla crisi bancaria? Sequestrate i conti correnti

L'unione Europea è entrata in un vortice di problemi che apre la necessità di rivedere alcuni trattati, o di immaginarne altri.
Nulla di “progressivo” naturalmente, anzi di più reazionario. Ma un percorso disegnato a Maastricht, un quarto di secolo fa, sembra ormai arrivato al capolinea. Fin quando a porre problemi è stato un paese solo, per di più piccolo e debole come la Grecia (e prima ancora Cipro) la risposta è stata violenta: obbedite e basta.
Ora c'è invece da affrontare le bizze inglesi (paese fuori dall'euro e tentato di staccare la spina completamente anche dagli altri, minori, vincoli europei), mentre esplode la questione dell'”unità bancaria”.
Sul primo fronte, che ha visto gli inglesi porre un ricatto sociale brutale – “non forniremo più welfare agli immigrati comunitari, almeno per alcuni anni, se non ci date quello che vogliamo” - i margini di mediazione sono stretti ma abbastanza comodi. I tedeschi hanno detto che se ne può discutere, quindi si è cominciato a discutere.
L'altro fronte è invece semplicemente devastante, perché lì di margini non ce ne sono. Di visibili, almeno. L'”unione bancaria” tra i paesi che adottano la moneta unica prevedeva fin dall'inizio “tre pilastri”, da costruire progressivamente perché l'intero edificio potesse stare in piedi.
Il primo pilastro – Meccanismo di Vigilanza Unico (SSM), entrato in vigore nel 2013 ma operativo da novembre 2014; ovvero la vigilanza bancaria, da trasferire integralmente dalle banche centrali nazionali alla Bce – è a metà del guado. La Bce ha preso la sorveglianza sulle banche “sistemiche”, quelle di grandi dimensioni il cui eventuale fallimento potrebbe avere conseguenze disastrose. Per quelle piccole, invece, la

Coca Cola e Coca Cola Light, così puoi scegliere tra obesità e cancro !!!




La Coca Cola sta tentando di ripulirsi la coscienza (o meglio, di ricostruirsi un po’ la facciata) con prodotti pseudo light e green.
Negli Stati Uniti ha esordito di recente una pubblicità, promossa da quest’ultima, che punta a far apparire il gruppo Coca Cola interessato alla tutela della salute dei consumatori.
Lo spot in questione vorrebbe sensibilizzare le persone su un problema come quello dell’obesità, una malattia molto diffusa nel mondo e in particolare nell’America del nord. Chiediamoci il perché.
La multinazionale delle bibite gassate è stata più volte accusata da nutrizionisti e medici di commercializzare prodotti che causano gravi problemi alla salute: ricchi di zuccheri e caffeina provocano alterazioni metaboliche, malattie cardiovascolari, diabete e obesità.
Nel tentativo di ripulire immagine e coscienza, ha ideato questo spot che non fa altro che sfruttare un grave problema di salute, per cui le persone passano una vita terribile e muoiono anche, per lanciare nuove bibite dietetiche contenenti zero zuccheri in modo da apparire più etica e non perdere clienti tra le persone sovrappeso o che addirittura soffrono di obesità.
L’ennesima vile mossa di mercato per incrementare le vendite, poco importa se i profitti che ne derivano sono fatti sulla pelle delle persone.
Le grandi corporazioni in generale ci hanno dimostrato più volte di commettere azioni tra le più ignobili pur di aumentare i propri guadagni. Ma giocare così spudoratamente con patologie che condizionano la vita di una persona, oltre che essere un comportamento da condannare, è anche sintomo di disperazione da parte della Coca Cola, che evidentemente teme un crollo delle vendite.
La strategia di mercato che sta cercando di attuare punta ad accaparrarsi quelle persone che la compagnia stessa ha contribuito a fare ammalare… ma alle bibite dietetiche, senza zuccheri e caffeina, vengono aggiunte sostanze dal dubbio effetto:
Aspartame: già al centro di numerose accuse, usato appunto in molti alimenti ritenuti dietetici, aumenta il rischio di contrarre tumori, linfomi, leucemie;
Ciclamato di Sodio: sospetto cancerogeno, vietato in America, ma il cui utilizzo in Italia è ancora permesso;
Acesulfame K (edulcorante): un altro dolcificante artificiale che può causare diabete e iperglicemia.

Nelle bevande classiche, invece, oltre a caffeina, coloranti, conservanti, vi è la concentrazione di queste quantità di zuccheri:
Lattina: 38 gr di zucchero, pari a 140 Kcal;
Bottiglia da 1 litro: 102 gr di zucchero, pari a 374 Kcal;
Bottiglia da 2 litri: 217 gr di zucchero, pari a 780 Kcal.

I governi non si impegnano nella tutela della salute del cittadino, anzi, spesso lasciano piena libertà alle azioni delle multinazionali. I pericoli dell’assunzione di Coca Cola (Light, classica o di altri tipi) non dovrebbero essere denunciati solo e solamente da blog e articoli che girano su internet !!!

Una scelta molto semplice che ogni persona può fare per se stessa e per il Pianeta è quella di evitare certi marchi, certi prodotti.

Non consumando bevande del gruppo Coca Cola ne guadagnerà la tua salute e quella dell’ambiente che ci circonda! Finanzia questi ultimi due aspetti e non una multinazionale che lucra sulla pelle della gente!

Bevande del gruppo Coca Cola vendute in Italia:
SPRITE – FANTA – BURN – NESTEA – MINUTE MAID – POWERADE – BELTÉ – AQUARIUS – ACQUE LILIA, SOLARIA, VIVIEN, SVEVA, TOKA (Gruppo Fonti del Vulture)

http://curiosity2015.altervista.org/coca-cola-e-coca-cola-light-cosi-puoi-scegliere-tra-obesita-e-cancro/

martedì 22 dicembre 2015

BEVI MILANO E POI MUORI....Gianni tirelli






 Da un’indagine, Milano risulta essere la seconda città più "VIVIBILE D'ITALIA" dopo Bolzano.
Sulla base di un tale sondaggio dovremmo credere che i cittadini di tutte le altre città siano già morti da tempo.
Ma con quali cazzo di parametri decidono queste classifiche?
Io ho abbandonato Milano ‘20 anni fa, proprio perché INVIVIBILE SOTTO OGNI ASPETTO… traffico, caos, smog a mille, costo della vita, posteggi introvabili, vigili cornuti in agguato a ogni angolo di strada, pronti a sanzionarti - livello di umanità sotto zero e ignoranza dilagante. Basti pensare che Lega e Forza Italia sono da sempre, i partiti più votati.
Di contro Reggio Calabria (una città di mare meravigliosa) è il fanalino di coda di questa lista, stilata dal solito branco di imbecilli “mazzettati” che non perdono mai l’occasione di sparare minchiate a raffica.
E lo stesso accade con la storia delle “BANDIERE BLU” assegnate in toto alle coste dell’Adriatico; il mare più lercio e contaminato d’Europa (e non solo) – una grande cloaca a cielo aperto, dove milioni di decerebrati ridotti in miseria e invalidati da una sedentarietà cronica, sciacquano le loro palle mosce fra le acque torbide e melmose della più estesa latrina d’occidente. Di contro, alla Calabria, dove lo Jonio conserva ancora una decorosa trasparenza e spiagge libere ineguagliabili, queste bandierine di merda si fa fatica a vederle. Comunque sia, non mi frega un cazzo! Voi continuate a morire a Milano e a nuotare nella fogna adriatica che io me ne sto in Calabria a vivere.

Cioccolata per salvare foreste, idea degli indigeni ecuadoregni Rinunciano alla caccia per coltivare il cacao


 
 
pubblicato il 22/dic/2015 14:17
Cioccolata per salvare foreste, idea degli indigeni ecuadoregni
Gareno (askanews) - La salvezza del pianeta passa anche da gesti apparentemente piccoli ma di grande valore. In Ecuador, la tribù indigena dei Waorani ha deciso di rinunciare alla caccia per dedicarsi alla coltivazione del cacao in foresta e preservare così il proprio ambiente.
La selvaggina è sempre più difficile da trovare e per combattere il depauperamento della fauna, l'Associazione delle Donne del Waorani dell'Amazzonia equadoregna, ha sviluppato un programma che offre alberi di cacao alle donne locali se i loro mariti rinunciano caccia. All'inizio gli uomini delle 70 tribù coinvolte non erano molto favorevoli.
00.01.42
"Gli uomini ci dicevano che non eravamo capaci, ma le donne sono capaci di occuparsi delle casa e di tutto, e ora anche gli uomini hanno capito che è la scelta giusta" spiega Patricia Nenquihui responsabile del progetto.
Per favorire questo passaggio dalla caccia all'agricoltura l'associazione acquista il raccolto di cacao a 1,25 dollari al chilo - 45 centesimi al di sopra del prezzo di mercato - e lo invia a Quito, per essere trasformato in cioccolata sostenibile.
(immagini AFP)

Linkiesta: caso Banca Etruria, ma Saviano ci è o ci fa?....C'è CHI ANCORA DA ASCOLTO A QUESTO SIONISTA. ROBA DA MATTI!



Sul crac delle piccole banche salvate dal governo si è detto talmente tanto che, come ha ricordato qualcuno su Facebook «abbiamo scoperto di essere un popolo di sessanta milioni di esperti di obbligazioni subordinate». Tra quei sessanta milioni, l’11 dicembre, ha detto la sua anche l’autore di “Gomorra” Roberto Saviano, che ha affidato a “Il Post” una lunga riflessione dal titolo “La moglie di Cesare e il padre di Maria Elena Boschi”. Il succo del ragionamento di Saviano è piuttosto semplice. Banca Etruria era tecnicamente fallita prima che il governo la salvasse – insieme a Banca Marche, Carife e Cassa di Risparmio di Chieti. Il vicepresidente di Banca Etruria è il padre del ministro Maria Elena Boschi, esponente di primo piano del governo in carica. Ergo, la ministra Boschi si deve dimettere. E chi non le chiede di dimettersi è connivente e pavido di fronte a un potere che è ancora più forte e senza argini di quello dell’orrido Berlusconi.
Prima questione. Banca Etruria e le altre banche erano tecnicamente fallite? Probabilmente sì. E se il governo non fosse intervenuto com’è intervenuto, agli azionisti, agli obbligazionisti, ai correntisti, alle famiglie e alle imprese cui le banche avevano concesso credito sarebbe andata molto peggio, come ha spiegato molto bene il direttore di “Formiche” Michele Arnese in uno degli articoli più chiari e completi sulla vicenda. Voleva questo, Saviano? Sperava che le quattro banche fallissero? Che anche i correntisti, le famiglie e le imprese pagassero come hanno pagato gli azionisti e gli obbligazionisti? Evidentemente sì. Allora non si capisce perché, solo poche righe dopo, il giornalista-scrittore parli con trasporto della «tragedia che ha colpito Luigino D’Angelo, il pensionato che si è suicidato dopo aver perso tutti i risparmi depositati alla Banca Etruria», come se fosse stato il governo, salvando le quattro banche, a spingerlo al suicidio, come se qualunque altra soluzione non avrebbe messo lui e molti altri nella medesima situazione. Quindi, giusto per mettere un punto e a capo: non è il governo che ha spinto al suicidio Luigino D’Angelo, bensì i guai della banca a cui aveva affidato tutti i suoi risparmi. L’intervento del governo, semmai, ha evitato disastri peggiori.
Seconda questione. Se Josefa Idem si è dimessa per un piccolo caso di evasione fiscale, la ministra Boschi dovrebbe dimettersi perché suo padre «è» il vicepresidente di una delle quattro banche tecnicamente fallite e salvate dal governo. «È», dice Saviano. Indicativo presente. E non pago, definisce Banca Etruria «la banca di suo padre», come se la sede dell’istituto di credito fosse nel giardino di casa Boschi. Piccolo dettaglio: Pier Luigi Boschi è stato sì in passato, vicepresidente di quella banca, ma per soli otto mesi. Dettaglio non irrilevante, ai fini dell’invettiva. Peraltro, se la Idem si è dimessa per un caso che riguardava lei stessa, non vediamo perché la Boschi dovrebbe dimettersi per un caso che – fino a che il diritto non dirà che le colpe dei padri ricadono sui figli, perlomeno – non la riguarda personalmente. Per opportunità? O meglio, per rispondere alla «carica moralizzatrice del Movimento Cinque Stelle», che altro non è che la presunzione di colpevolezza, sempre, comunque e a prescindere, pure indiretta in questo caso? No grazie, caro Roberto.
Terza questione: fino a ieri, dice Saviano, c’era una folta schiera di scrittori, giornalisti, intellettuali che «si sono sentiti investiti di monitorare cosa stesse accadendo alla politica italiana». Perché c’era Berlusconi, il Caimano. È grazie a loro, sostiene, se non siamo diventati la Russia di Putin e la Turchia di Erdogan. Cosa che, sottintende, potrebbe succedere oggi, perché «l’opinione pubblica è più indulgente. I media sono più indulgenti». «Perché – si chiede – sotto Berlusconi non ci si limitava a distinguere tra responsabilità politica e opportunità politica, ma si era giustizialisti sempre?». Tradotto: belli i tempi in cui si poteva beatamente sorvolare il merito delle questioni in nome dell’emergenza democratica.
Delle due, una, quindi. Se Saviano è davvero convinto di quel che dice – che le banche non andassero salvate, che è stato il salvataggio di Banca Etruria ad aver ammazzato Luigino D’Angelo, che Banca Etruria sia «la banca di Pier Luigi Boschi», che per questo sua figlia dovrebbe rimettere il mandato e che chi non la pensa come lui è connivente con una specie di regime peggiore di quello di Berlusconi – possiamo chiuderla qui, stendendo un velo di pietosa indifferenza sul suo intervento. Se invece ha usato una tragedia umana – non umanitaria, come dice il ministro Padoan, ma umana – per attaccare il governo Renzi – o, peggio ancora, per legittimarsi come capopopolo dei suoi oppositori, di veli pietosi ne servirebbero ben più d’uno.
(Francesco Cancellato, “Caso Banca Etruria: ma Saviano ci è o ci fa?”, da “Linkiesta” del 12 dicembre 2015).
Sul crac delle piccole banche salvate dal governo si è detto talmente tanto che, come ha ricordato qualcuno su Facebook «abbiamo scoperto di essere un popolo di sessanta milioni di esperti di obbligazioni subordinate». Tra quei sessanta milioni, l’11 dicembre, ha detto la sua anche l’autore di “Gomorra” Roberto Saviano, che ha affidato a “Il Post” una lunga riflessione dal titolo “La moglie di Cesare e il padre di Maria Elena Boschi”. Il succo del ragionamento di Saviano è piuttosto semplice. Banca Etruria era tecnicamente fallita prima che il governo la salvasse – insieme a Banca Marche, Carife e Cassa di Risparmio di Chieti. Il vicepresidente di Banca Etruria è il padre del ministro Maria Elena Boschi, esponente di primo piano del governo in carica. Ergo, la ministra Boschi si deve dimettere. E chi non le chiede di dimettersi è connivente e pavido di fronte a un potere che è ancora più forte e senza argini di quello dell’orrido Berlusconi.
Prima questione. Banca Etruria e le altre banche erano tecnicamente fallite? Probabilmente sì. E se il governo non fosse intervenuto com’è intervenuto, agli azionisti, agli obbligazionisti, ai correntisti, alle famiglie e alle imprese cui le banche Savianoavevano concesso credito sarebbe andata molto peggio, come ha spiegato molto bene il direttore di “Formiche” Michele Arnese in uno degli articoli più chiari e completi sulla vicenda. Voleva questo, Saviano? Sperava che le quattro banche fallissero? Che anche i correntisti, le famiglie e le imprese pagassero come hanno pagato gli azionisti e gli obbligazionisti? Evidentemente sì. Allora non si capisce perché, solo poche righe dopo, il giornalista-scrittore parli con trasporto

La Notizia di Manlio Dinucci - Benzina sul cessate il fuoco

Lampedusa Protesta Migranti durante la Visita della Cristoforetti

Finanziate 12 anni di istruzione per le ragazze in tutto il mondo

A volte la gente mi chiede: perché è importante per le ragazze andare a scuola? Credo che la domanda fondamentale da fare sia: perché le ragazze non dovrebbero avere il diritto di andare a scuola?
La mia coraggiosa amica siriana Muzoon, che ha 16 anni, va di tenda in tenda nel suo campo profughi in Giordania a incoraggiare le ragazze a rimanere a scuola. Mia sorella Amina dal nord della Nigeria, dove Boko Haram minaccia le ragazze semplicemente perché hanno voglia di imparare, fa da guida alle più giovani affinché continuino a voler andare a scuola.
Ci sono più di 60 milioni delle nostre sorelle in tutto il mondo che condividono questa una sete di istruzione, ma non hanno la possibilità di andare a scuola o sono costrette ad abbandonarla troppo presto. Insieme possiamo cambiare la situazione.
A settembre, i leader mondiali si impegneranno a inserire 12 anni di istruzione, primaria e secondaria, libera, gratuita e di qualità, per ogni ragazza e ogni ragazzo, tra i nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. Questo impegno è una straordinaria promessa alle mie sorelle che chiedono di più per le loro vite. Ma un impegno conta solo se viene mantenuto. Il Partenariato Globale per l'Educazione (GPE) deve aprire la strada sostenendo questo impegno, così come ha fatto fino a oggi nel sostenere 9 anni di istruzione per milioni di bambini.
Il GPE è uno dei principali finanziatori di formazione in alcuni dei paesi più poveri del mondo. Rende possibile un lavoro incredibile per aiutare gli studenti di tutto il pianeta, ogni giorno. Quando i paesi stanziano fondi in aiuti esteri per l'istruzione molti di questi vanno al GPE, e a dicembre il suo Consiglio di Amministrazione stabilirà come questo denaro verrà utilizzato da più di 60 nazioni in tutto il mondo.
Ma attualmente la priorità del GPE è il finanziamento di 9 anni di istruzione gratuita e di qualità per le ragazze in questi paesi. Noi chiediamo che il Consiglio di Amministrazione del GPE espanda il proprio impegno a un ciclo completo di 12 anni di istruzione primaria e secondaria e che i partner del GPE aumentino e offrano più denaro in modo che alle ragazze sia data la possibilità di completare la scuola secondaria. Un cambiamento come questo avrà un effetto incredibile sulla vita di milioni di ragazze di tutto il mondo, che potranno diventare le leader, le insegnanti, le scienziate che vogliono essere e di cui il nostro mondo ha bisogno.
Mi sento fortunata a portarmi svegliare ogni giorno sapendo di poter ricevere un’istruzione gratuita di qualità, primaria e secondaria, ma non dovrei essere l'eccezione. Ora è il momento per noi di unire le nostre voci e produrre un cambiamento per le nostre sorelle in tutto il mondo.
Sta' con noi e chiedi che il GPE e i suoi partner aprano la strada a 12 anni di scuola primaria e secondaria per le ragazze attraverso l’impegno a mobilitare il denaro necessario per raggiungere l'obiettivo.
#WithMalala

Vivere liberi, fino alla fine: legalizziamo l'eutanasia

Mercoledì scorso Dominique ha ottenuto l'eutanasia in Svizzera.
Ha voluto evitare che il suo cancro le portasse via la serenità di una morte dignitosa. Ha voluto vivere libera, fino alla fine.
Ho aiutato Dominique fornendole informazioni e assistendola nella procedura con la clinica che l'ha accolta. Ho pagato il biglietto del suo treno per Berna.
In Italia, chi aiuta un malato terminale a morire rischia fino a 15 anni di carcere, anche se poi la persona muore all'estero.
Me ne assumo la responsabilità, autodenunciandomi.
Fino a quando il Parlamento italiano non discuterà la proposta di legge d'iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia e il pieno riconoscimento del testamento biologico, continuerò ad aiutare altre persone malate terminali ad andare in Svizzera.
Lo farò alla luce del sole, fino a quando non mi fermeranno le forze dell'ordine, o fino a quando sarà calendarizzata la proposta Eutanasia Legale.
Se condividi l'urgenza di una buona legge sul fine vita, chiedi anche tu ai Capigruppo del Parlamento di discutere di eutanasia.
Lettera a
Parlamento Italiano
Mercoledì scorso Dominique ha ottenuto l'eutanasia in Svizzera.
Ha voluto evitare che il suo cancro le portasse via la serenità di una morte dignitosa. Ha voluto vivere libera, fino alla fine.

lunedì 21 dicembre 2015

CANELIBERONLINE : Davanti al mirino ? “il futuro”



CANELIBERONLINE

 
Davanti al mirino ? “il futuro”

Il prossimo Big Bang, lo stiamo sviluppando a piene mani.
Il sistema voluto, cercato dalla grande massoneria deviata (Falchi), ha realizzato il massimo potere sull'uomo e sulla terra, garantendo per svariate generazioni lo status quo.
Nel perseguire i loro scopi le loro generazioni son al sicuro, mentre il povero immortale, consapevole o meno, gli ha reso il compito facile cascando nell'ipocrisia e l'egoismo totale per un tozzo di pane, non sempre sicuro fra l'altro, con la convinzione di potere essere anche ripagati in caso di necessita' da questi individui.
E dove vanno a mirare con le loro armi scintillanti e di massima tecnologia?
Sulle ultime risorse che madre terra sfiancata possiede ancora?
Viene in mente il petrolio, il gas, l'energia solare l'uranio, no, la distruzione.....delle masse ed in particolare il futuro “I bambini!”.
Dietro statistiche, notizie false e spregiudicate viene fuori un quadro di distruzione letale che interessa maggiormente i problemi tecnici di armamenti, dei vari popoli che si dividono in tribu' e si combattono, il numero dei militari morti, ma guarda caso sono in pochi a conteggiare i bambini morti, gli storpiati, i messi in galera per niente vedi (Israele) dove vengono torturati violentati sessualmente portandoli ad uno stato quasi vegetale.
Un bambino in Israele per questioni amministrative, nemmeno penali, può essere condannato fino a 90 di carcere duro, senza poi tener conto delle catastrofi naturali che finiscono con il rapporto sempre più numeroso dei bambini morti (Il nostro Futuro!).
Ci imbattiamo spesso e volentieri in giornalisti indipendenti che trattano di geopolitica, di sistemi monetari, di economia in generale, che criticano il fare di questa o quell'altra nazione, continente, ma scivolano di lato il problema reale.
Quanti specialisti spiegano le guerre dalla “A” alla “Z” con grande conoscenza, ci trascinano in un vortice per cui l'uomo ha sempre avuto il bisogno di idoli.
Queste menti eccelse fanno il proprio mestiere per sopravvivere a se se stessi, altrimenti, non saprebbero fare altro e come già detto tralasciano l'importanza del nostro (futuro).
Un qualsiasi bambino morto in Papuasia, o altrove, poteva essere una mente eccezionale che avrebbe potuto salvare il mondo dall'autodistruzione.
Non chiedo di rifletterci sopra perche' e' evidente che non lo facciamo.
Come non pretendo di portare esempi o semplificazioni su ciò che asserisco.
Un mortale come me non può dare il “LA” all'universo, ma, può spingere qualche animale detto uomo a rivedere, ad aggiornarsi, per comprendere quale sara' (il nostro futuro escludendo le varie forme , i soggetti, la geopolitica, le risorse etc..etc..).
Salviamo l'uomo, ma, in primis salviamo i Bambini, l'uomo adulto in qualche modo può riuscire a sopravvivere, il Bambino NO!.
E' nel mirino incrociato delle ong, delle religioni, delle sette e delle guerre ovviamente ! 
Canelibronline (Mariano Orrù) 

Giulietto Chiesa: L'informazione è un diritto umano fondamentale

L’imperialismo dell’Italia in concreto



Redazione, Il Corsera del 10 dicembre intervista Claudio Descalzi, amministratore delegato dell’Eni. L’intervista è riportata nelle pagine economiche del quotidiano milanese, dove piccoli e grandi investitori si informano per far […]



Il Corsera del 10 dicembre intervista Claudio Descalzi, amministratore delegato dell’Eni. L’intervista è riportata nelle pagine economiche del quotidiano milanese, dove piccoli e grandi investitori si informano per far rendere i loro capitali. Descalzi, come a.d. del 6° gruppo petrolifero mondiale, ha il compito di garantire profitti e la loro eventuale distribuzione sotto forma di dividendi o interessi sulle obbligazioni del gruppo. Ma l’intervista, si capisce subito, verte su ben altro che prezzo delle azioni e petrolio, o meglio, come dice il giornalista
Per Claudio Descalzi, numero uno dell’Eni, e per i suoi colleghi petrolieri trovarsi a capo di uno dei big mondiali dell’energia non è facile. Si deve «sapere» di petrolio ma ci si deve anche muovere tra strategie di nazioni non semplici. … per decrittare le spinte contrastanti di un’Arabia Saudita o un Iran si finisce per forza di cose a occuparsi di conti economici ma anche di politica estera”.
E così, neanche fosse un ministro degli esteri, il nostro ingegner Descalzi ci racconta delle sue relazioni internazionali e che per esempio ha
avuto proprio nei giorni scorsi colloqui con il presidente egiziano Al Sisi, con quello cipriota Nicos Anastasiades, con Ben Netanyahu”.
Il tutto per il nobile scopo di rifornire l’Europa, che non possiede né gas né petrolio, attraverso non

LA PIRAMIDE DEL POTERE CAPITAL/LIBERISTA OCCIDENTALE


 
LA PIRAMIDE DEL POTERE CAPITAL/LIBERISTA OCCIDENTALE
La comunità, che fino a ieri fungeva da grande bacino dispensatore di ricchezza, e dal quale il Sistema si alimentava per saziare la sua ingordigia, oggi è in secca. Ragione per cui, non è più in grado di soddisfare le sue perversioni e dipendenze strutturali, facendolo così precipitare dentro una crisi di astinenza dagli effetti prevedibilmente catastrofici.
Immaginando di dovere stilare una classifica dei soggetti più potenti integrati al Sistema e che ne decidono la strategia e i condizionamenti, al primo posto, al vertice della piramide, ci sono i grandi “Sponsor”: un gruppo di holding, di lobbies, corporations e multinazionali, capaci di influenzare i comportamenti sociali e le singole scelte, attraverso un’operazione di sistematico plagio mediatico, tale da indurre gli individui alla dipendenza.
L’area sottostante ai grandi “Sponsor” è occupata dalla “Finanza”, che ingloba banche, banchieri, compagnie di assicurazione e di cambio, fiduciarie e Stato del Vaticano, che si occupano di speculazione, transizioni finanziarie, aggiotaggio e usura.
Più in basso, troviamo la “Politica”: una società che eroga servizi a fronte di poltrone, privilegi e impunità. Un uovo sostanzialmente vuoto, ma che impone le regole del gioco, legiferando per conto terzi, accogliendo e soddisfacendo le istanze e le pretese dei vertici della piramide.
Subito dopo c’è la Chiesa, ma che nel tempo ha perduto il suo potere di fascinazione e quella capacità di calamitare, canalizzare e indirizzare il suo gregge (oggi disperso e smarrito) verso questo o quel soggetto politico. Certo, è lo stato più florido del mondo! Possiede un patrimonio a tal punto inestimabile, che potremmo registrarla a buon diritto nella categoria delle grandi banche d’affari. 
Da questa lista ho omesso volontariamente la “Criminalità Organizzata”, poiché la stessa è distribuita in maniera omogenea

domenica 20 dicembre 2015

LA VOCE DEL MIO AMORE

[Alcune considerazioni su...]


LA VOCE DEL MIO AMORE

Poligoni, la Commissione sui rifiuti: “I resti degli ordigni esplosi sono tossici”


bombe1
Le normali bombe utilizzate all’interno dei poligoni sono pericolose anche in seguito all’esplosione, perché rilasciano sostanze tossiche in grado di contaminare l’ambiente terrestre e marino circostante. L’osservazione suona come una banalità, ma se – come riportano fonti riservate –  a sostenerlo è la Commissione parlamentare che indaga sul ciclo dei rifiuti di fronte al Ministero della Difesa, il discorso cambia.
Fino ad oggi, infatti, i militari hanno declassato gli ordigni convenzionali deflagrati a “materiale inerte” o a semplici rottami ferrosi, perché ormai privi di carica esplosiva. Questo, ad esempio, stabiliva il documento interno con cui la Difesa impartiva ai propri dipendenti le buone norme di linguaggio sulla situazione ambientale del Poligono di Quirra all’indomani dell’avvio dell’inchiesta del pm Domenico Fiordalisi, vale a dire pochi anni orsono. “Anche quando sono armati di una minima carica di esercitazione, l’esplosione dei missili avviene in volo e in mare ricadono solo frammenti metallici”: così recita il testo. Insomma, non si parli di inquinamento: sono solo materiali ferrosi, neanche degni di un’operazione di bonifica, riservata dalle stellette ai soli ordigni inesplosi. Questa la posizione espressa dal generale Fabio Molteni, ex comandante del Poligono di Quirra nel corso di un’audizione del 2005 sul caso dell’uranio impoverito. Oggi, invece, si scopre che i resti degli armamenti deflagrati sono rifiuti speciali o pericolosi.
La novità non è di poco conto: se si considera che di bombe ‘consegnate’ dalle esercitazioni militari al suolo o ai fondali marini è piena l’Isola, la nuova classificazione degli ordigni esplosi getta una luce sinistra sulle effettive condizioni ambientali delle aree poste al servizio delle esercitazioni militari. Non c’è quindi solo un problema di polveri ultrasottili immesse in atmosfera dall’esplosione degli ordigni. A Quirra, la presenza oltre soglia di inquinanti chimici nel suolo è stata messa in luce dalla relazione Arpas del 2012, ma ora si dispone di un elemento in più: quei valori possono essere causati dagli inquinanti sprigionati in seguito all’esplosione delle bombe.
Altre indiscrezioni riguardano il complicato rapporto delle stellette con i fondali marini. A Teulada e Quirra, ad esempio, è documentata un’ingente presenza di ordigni negli specchi d’acqua prospicenti i poligoni.  Il punto è che d’ora in avanti non sarà più possibile abbandonare in mare le bombe. Pare, insomma, che le leggi di tutela del mare incomincino a significare qualcosa.
A proposito delle operazioni di bonifica dei fondali marini, si viene anche a sapere che in Puglia, Campania, Sicilia e Calabria è in atto dal 2012 un programma di rimozione degli ordigni abbandonati nei fondali marini. Si tratta di un piano finanziato con fondi europei, soggetto dunque ai controlli dell’Unione. Mentre in Sardegna le attività di bonifica dei fondali sono state attivate dai comandi dei poligoni. Nel caso di Quirra, gli specchi d’acqua antistanti il poligono sono stati oggetto di alcune attività di bonifica nel corso dell’ultimo anno.
Insomma, l’interesse della Commissione d’inchiesta sulla sorte post-brillamento di missili, bombe e munizioni deve aver suscitato un certo imbarazzo ai piani alti del dicastero di via XX Settembre.  Le fonti rivelano anche che non esistono informazioni precise sugli ordigni utilizzati dalle industrie militari o dalle aziende private che affittano i poligoni. Non si tratta, neanche in questo caso, di un dettaglio privo di rilevanza, specie per quanto riguarda il poligono ogliastrino, dove è sempre stata forte la presenza di aziende attive nei settori dell’aerospazio e dell’oil&gas.
Sempre a proposito di Quirra, si è riflettuto sull‘utilizzo di armamenti radioattivi, riconoscendo che all’interno del poligono ogliastrino è stata rilevata la presenza di radionuclidi. Più che un rferimento all’impiego dell’uranio impoverito, la posizione suona come un riferimento ai 1200 missili Milan dotati di tracciatore al Torio fatti esplodere in Ogliastra, come messo già in evidenza dalla Commissione mista voluta proprio dalla Difesa nel 2008 per fare chiarezza sull’impatto ambientale delle attività condotte all’interno del poligono.
Piero Loi

Rabbia e paura, il voto in quest’Europa disastrata dall’euro.....SAI CHE PAURA FAR RITORNO ALLA SOVRANITA' MONETARIA....bbbbrrrrrrrrrrrrrrrrr


Fino a qualche anno fa parevano sbuffi isolati di rabbia: Haider in Austria, Bossi in Italia, Fortuyn in Olanda. Ed erano quasi tutti di destra. Ora non più. Ora un’onda di protesta sempre più alta e sempre più comprensibilmente rabbiosa investe quasi tutti i paesi dell’Unione Europea, con la significativa eccezione della Germania. E non è più solo di destra, e neanche solo di sinistra; talvolta è semplicemente civica, sempre e comunque fuori dagli schemi. La Spagna, che si reca alle urne, stando ai sondaggi non sfuggirà a questa tendenza. I progressisti di Podemos appaiono in calo ma sono in crescita i centristi di Ciudadanos; in ogni caso i movimenti centristi e alternativi seducono circa un terzo dell’elettorato. Un’enormità. E prima della Spagna c’era stata la Grecia. Oggi lo sappiamo: Tsipras non era un rivoluzionario e nemmeno un innovatore. Più che un leader, un bluff; ma il referendum della scorsa estate – poi tradito – ha rivelato il disagio profondo e trasversale della Grecia, un’autentica disperazione sociale, che non tocca solo le classi più povere ma travolge anche il ceto medio. Quella protesta era di formalmente di sinistra. Ma in Ungheria ha trionfato l’euroscettico Orban, così come in Polonia il partito di Kaczynski, che formalmente sono di destra.
In Italia i sondaggi danno in crescita il Movimento 5 Stelle, la cui collocazione è indefinibile, e confermano la solidità della Lega di Salvini. Da nemmeno un mese il Portogallo ha un governo socialista, che si regge sull’appoggio, decisivo, di due partiti di estrema sinistra dichiaratamente contrari all’euro. In Danimarca il popolo ha appena approvato un referendum che rifiuta l’adozione automatica delle leggi europee e mantiene la clausola di opt-out. In Francia il fatto che la Le Pen sia stata fermata al ballottaggio non cambia il quadro di fondo: oggi il Fronte Nazionale è il primo partito di Francia e ha il vento in poppa. Potremmo continuare citando tanti altri esempi ma l’elenco diventerebbe stucchevole. La realtà è che oggi la vera contrapposizione non è più fra centrodestra e centrosinistra, perché agli occhi di molti elettori europei le differenze fra conservatori e progressisti moderati sono risibili e riguardano ormai aspetti marginali della vita pubblica. Oggi in tutta Europa il tema fondamentale, è la crisi economica che erode sia la libertà d’impresa sia la sicurezza sociale.
Le analisi economiche sono impietose e non contestabili: da quando è entrato in vigore l’euro, il tenore di vita è diminuito nella maggior parte dei paesi dell’Unione Europea – inclusi quelli grandi come Francia, Italia e Spagna – la disoccupazione è aumentata con punte drammatiche per i giovani, mentre i cittadini sono vessati da tassazioni inaccettabili. Risultato: le economie, schiacciate dall’austerity, non crescono più. La crisi finanziaria del 2008 ha dato il colpo di grazia al sistema, che, infatti, da allora non si è più ripreso. Oggi centrodestra e centrosinistra hanno perso credibilità perché i loro leader hanno deluso sistematicamente le aspettative di un vero cambiamento. Non poteva essere altrimenti: la governance europea limita la libertà di manovra dei governi nazionali. Che all’Eliseo sieda Sarkozy o Hollande poco cambia. E allora i francesi ascoltano la Le Pen, che abilmente abbandona l’estremismo del padre e si appropria dei valori della République e del gollismo.
Badate bene: a scegliere i movimenti alternativi non sono più gli emarginati ma gli industriali e gli operai, i lavoratori indipendenti e quelli pubblici, i giovani e i pensionati, accomunati dalla paura, dalla precarietà, dall’assenza di una prospettiva. Oggi nell’Unione Europea il piccolo imprenditore, gravato dalla burocrazia e dalle tasse, getta la spugna e il suo operaio, che perde il lavoro, solidarizza con lui ed è spaventato, talvolta disperato perché sa che difficilmente troverà un altro posto. Questo spiega – più di ogni altra considerazione – il successo dei partiti alternativi e di protesta. Biasimarli e tentare di screditarli come populisti non basterà. Fino a quando l’Unione Europea si ostinerà a non correggere alcune evidenti storture, la sensazione di malessere continuerà a crescere con il rischio, niente affatto remoto, che un giorno diventi socialmente esplosiva e incontrollabile.
(Marcello Foa, “La protesta cresce, rischiamo una crisi esplosiva e incontrollabile”, dal blog “Il cuore del mondo” su “Il Giornale” del 19 dicembre 2015).
Fino a qualche anno fa parevano sbuffi isolati di rabbia: Haider in Austria, Bossi in Italia, Fortuyn in Olanda. Ed erano quasi tutti di destra. Ora non più. Ora un’onda di protesta sempre più alta e sempre più comprensibilmente rabbiosa investe quasi tutti i paesi dell’Unione Europea, con la significativa eccezione della Germania. E non è più solo di destra, e neanche solo di sinistra; talvolta è semplicemente civica, sempre e comunque fuori dagli schemi. La Spagna, che si reca alle urne, stando ai sondaggi non sfuggirà a questa tendenza. I progressisti di Podemos appaiono in calo ma sono in crescita i centristi di Ciudadanos; in ogni caso i movimenti centristi e alternativi seducono circa un terzo dell’elettorato. Un’enormità. E prima della Spagna c’era stata la Grecia. Oggi lo sappiamo: Tsipras non era un rivoluzionario e nemmeno un innovatore. Più che un leader, un bluff; ma il referendum della scorsa estate – poi tradito – ha rivelato il disagio profondo e trasversale della Grecia, un’autentica disperazione sociale, che non tocca solo le classi più povere ma travolge anche il ceto medio. Quella protesta era di formalmente di sinistra. Ma in Ungheria ha trionfato l’euroscettico Orban, così come in Polonia il partito di Kaczynski, che formalmente sono di destra.
In Italia i sondaggi danno in crescita il Movimento 5 Stelle, la cui collocazione è indefinibile, e confermano la solidità della Lega di Salvini. Da nemmeno un mese il Portogallo ha un governo socialista, che si regge sull’appoggio, decisivo, di due partiti Portogallo, protestadi estrema sinistra dichiaratamente contrari all’euro. In Danimarca il popolo ha appena approvato un referendum che rifiuta l’adozione automatica delle leggi europee e mantiene la clausola di opt-out. In Francia il fatto che la Le Pen